Elisabetta Pina: «Milano non fa schifo. Ecco i miei landscape»

Elisabetta Pina: «Milano non fa schifo. Ecco i miei landscape»


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Per Milano attrae i suoi simili, coloro che vivono la città pienamente, con spirito di osservazione, come eterni turisti capaci di sorprendersi ogni giorno. Per questo progetti affini come Milano non fa schifo, la città ti parla, ideato dalla giornalista e fotografa Elisabetta Pina, non poteva che intrecciarsi con il nostro modo di raccontare la metropoli più sottovalutata d’Italia:

 

Come è nato l’hashtag #milanononfaschifo?
«Nasce dalla voglia di mostrare la mia città nella sua natura più sconosciuta, sensibile, pop, rock, underground, vitale e anche mistica. Insomma semplicemente bella. Luoghi insoliti, sorprendenti, nuovi. Luoghi che neanche io conoscevo. E che desideravo condividere. Momenti, persone, volti, gesti che fanno parte di Milano. La città di mezzo, quasi sospesa in un tempo senza fine».

 

Cosa pensi di Milano?
«Chi non l’ha mai vista dice che non ci vivrebbe mai, chi ci vive dice che tutto il resto del mondo è migliore. Ma poi qui vuole tornare. Queste immagini non vogliono essere un elogio a Milano. Ogni città ha pregi e difetti. Desideravo solo raccontare la città che vivo che per me è stata, è, e sempre sarà casa.
Bella o brutta, che sia. Quando torno a Milano ogni cellula del mio corpo si rilassa: odori, rumori e colori parlano di casa, di quel posto profondo del cuore di cui tutti abbiamo bisogno».

 

Come è nata l’urgenza di fotografare ciò che osservi?
«Ho preso in mano la macchina fotografica a 5 anni. Facevo dei ritratti ai miei genitori con una macchinetta regalatami dalla nonna. Ho decine di foto con i miei che si abbassano per entrare nella mia inquadratura che arrivava alle loro ginocchia. Da allora è stato il mio vizio: scattare, scattare e scattare. E ora che finalmente ci sono gli smartphone sono libera di farlo senza essere notata e con una rapidità e un risultato che mi mette in pace con il mondo. Sono cresciuta in mezzo alla carta, con due genitori giornalisti, quindi non potevo fare altro che questo mestiere».

 

Elisabetta ha suddiviso e condiviso con noi  un assaggio del suo lavoro in tre parti:

1. Landscape: «Alcuni punti forti di Milano. Monumenti, piazze e punti di ritrovo che costituiscono il paesaggio milanese».

 

2. Mystic mood: «Come per Writers & Signs, si parla sempre di segni, questa volta più classici e religiosi, quindi mistici. Sono cattolica, ma non praticante. Ma credo che le chiese siano la storia e il nostro passato. Ogni volta che entro in una chiesa ho la sensazione per un attimo di poter lasciare fuori tutti i problemi e sento che il cuore tira un sospiro di sollievo».

 

3. Writers & Signs: «Sono convinta che ogni città parli alla gente attraverso i segni: dalle scritte sui muri ai cartelloni sbiaditi e sovrapposti. Segni che indicano una strada non visibile a tutti, o meglio, in cui ognuno vedrà i propri segnali. Sono molto affascinata dai murales e dal mondo dei writers. Credo che facciamo parte del paesaggio urbano di ogni città».

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