Ambrogio Carati e figli: bronzisti da quattro generazioni

Ambrogio Carati e figli: bronzisti da quattro generazioni

via Cesare da Sesto 1 • Orario: Dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 19 - Sabato dalle 8 alle 12
Tel. 02 89402884 caratiambrogio@gmail.com
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La famiglia Carati al completo, da sinistra: Francesco, Ambrogio, Ernesto e mamma Mary
In officina, con la famiglia Carati c'è anche il cane Argo

Quella di Ambrogio Carati è la quarta generazione di bronzisti, artigiani in grado di lavorare i metalli con i saperi antichi dei mestieri d’arte rivisitati in chiave moderna.

 

Oggi, la bottega di Ambrogio Carati, nipote di Enrico che nel 1894 fondò l’attività, è composta dallo stesso Ambrogio e dai figli Ernesto e Francesco che, insieme, si trovano ad affrontare una nuova era di lavori in metallo che va ben oltre la maniglieria di un tempo e spazia dal restauro di pezzi antichi al mondo dei complementi d’arredo progettati dagli architetti per una clientela milanese e, spesso, straniera. Perché, come spiega lo stesso Ambrogio: «abbiamo dovuto adeguarci altrimenti non si mangiava più. Tutti questi lavori su misura un tempo non si facevano… Ora, ad esempio, sto facendo un preventivo per un hotel a Kiev, tramite uno studio di architettura. Ci eravamo già occupati dei complementi d’arredo di alcune suite di un hotel a Pechino nel 2009 e probabilmente siamo stati chiamati per questo».

 

Una visita nel loro laboratorio è caldamente consigliata a chiunque voglia rendersi conto della maestria tuttora necessaria a plasmare i metalli, ma anche del fascino che un luogo pieno di storia, rimasto inalterato nel tempo, può trasmettere alle nuove generazioni.

 

Si tratta di uno spazio che, in questa zona di Milano ad altissima vocazione artigianale, è stato per anni circondato da altri laboratori collegati tra loro ma che ora è uno dei pochi superstiti: «Oggi abbiamo dovuto imparare a fare tutto da soli. Questo lavoro nasce in Francia, i migliori bronzisti sono tutti parigini e lì è un mestiere d’arte ancora tutelato e valorizzato, qui invece… basti dire che sono venuti dall’America a farci un video mentre qui non sanno nemmeno chi siamo».

 

Un esempio delle mille difficoltà quotidiane? «L’apprendistato da noi è complicato. Mancano i giovani, non ci sono le scuole, ci vuole fortuna e mentre una volta il sogno di molti era mettersi in proprio ora non è più così. A Milano c’era una delle scuole di arti e mestieri più belle d’Europa, in via Pace, l’Umanitaria. Da lì uscivano cesellatori, bronzisti, tappezzieri… ora ha cambiato impostazione e certi corsi non esistono nemmeno più. A Parigi, invece, sono professioni incentivate. Anche attraverso l’apprendistato facilitato. Non chiedo certo di non pagare i contributi di un apprendista, ma almeno di essere in qualche modo agevolato».

 

Tra i possibili percorsi di studi degli aspiranti artigiani, a Milano, c’è sempre stata la Scuola superiore d’arte applicata del Castello Sforzesco la cui fama, negli anni, si è purtroppo un po’ appannata: «Quando l’ho frequentata» spiega Ambrogio Carati «era un fiore all’occhiello della città, diretta con passione dal bravissimo architetto Giuseppe Boattini. Avevamo professori importanti, anche scultori della Fabbrica del Duomo, che nel tempo libero volevano tramandare i saperi… Oggi mi risulta non sia più così».

 

Nonostante tutte le difficoltà, però, fare rete è più che mai importante: «Certo: anche se a volte c’è un po’ di gelosia, è fondamentale appoggiarsi uno all’altro, credo sia un vantaggio reciproco».

 

Senza dimenticare che, anche in passato, la vita degli artigiani non è mai stata semplice: «Mio nonno viveva in officina ed è morto qua. La mia generazione e quella di mio padre, forse, sono state le più fortunate perché abbiamo potuto lavorare su tutto: dal Liberty al Déco, dall’Impero al modernariato… adesso non capitano neanche più le occasioni per applicare tutta la nostra arte».

 

Un suggerimento per le istituzioni?: «Se uno lavora, guadagna e deve pagare le tasse, lo capisco. Ma sulla troppa burocrazia si può cercare di migliorare. Oggi ti dicono che bisogna fare il DVR (Documento Valutazione Rischi), uno lo consegna e crede di aver finito e invece poi serve un altro documento, poi un altro ancora… ci vorrebbe più elasticità nei nostri confronti che siamo piccoli imprenditori e dobbiamo pensare a tutto. A volte arrivano notizie di bandi di migliaia di euro per incrementare le esportazioni… in realtà noi avremmo bisogno di uno sportello che ci aiuti ad orientarci nella burocrazia, soprattutto quando si lavora con l’estero, perché quando capita c’è davvero da impazzire».

 

Per saperne di più: www.caratibronzista.com

 

Manuela Florio

 

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