Oratorio di San Protaso al Lorenteggio

Oratorio di San Protaso al Lorenteggio

via Lorenteggio (all'altezza del civico 31) •
gesadilusert@gmail.com
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San Protaso al Lorenteggio - Foto di Paola Barsocchi
San Protaso al Lorenteggio - Foto di Paola Barsocchi
San Protaso al Lorenteggio negli anni Quaranta
La Cascina di San Protaso al Lorenteggio negli anni Sessanta
Interno di San Protaso al Lorenteggio - Foto di Andrea Rui
Nella chiesetta c'è anche un affresco del 1428 dedicato a Santa Caterina da Siena

Nel bel mezzo dello spartitraffico all’inizio di via Lorenteggio, tra piazza Bolivar e via Tolstoj, c’è una piccola costruzione tra gli alberi che sembra fuori dal tempo. Si tratta dell’Oratorio di San Protaso. Oratorio nel senso di luogo dove si prega (ōrare in latino),  infatti venne edificato dai Monaci Benedettini di San Vittore al Corpo, intorno all’anno 1000, proprio per dare uno spazio in cui raccogliersi ai numerosi contadini della campagna che lavoravano tra campi e marcite in quell’antico Comune Laurentiglio (poi Lorenteggio), fuori dalle mura della città, e che fino ad allora erano stati costretti a fare molta strada (e assentarsi a lungo) per poter raggiungere la chiesa più vicina.

 

L’Oratorio di  San  Protaso  al  Lorenteggio, conosciuto da decenni come la “Gesetta di lusert” (in milanese, chiesetta delle lucertole), possiede due caratteristiche che lo rendono unico: è la più piccola chiesa di Milano ed è la più antica costruzione della zona. Purtroppo, oggi è possibile visitare l’interno restaurato, con i suoi bellissimi affreschi, solo in rare occasioni (la festa del quartiere Lorenteggio che, di solito, è due volte l’anno: a maggio e novembre).

 

Intorno alla “Gesetta di lusert” (o “Ca’ di lusert”) sono nati molti racconti, a cavallo tra storia e leggenda. A cominciare dalla botola presente nella chiesetta che, chiusa e cementata durante i restauri, pare che conducesse sia al Castello Sforzesco che al convento degli Olivetani; un percorso di fuga utile in caso di assedi e guerre.

 

In tema di racconti va poi ricordato l’episodio che vide “risparmiata” la chiesetta dalla furia distruttiva del Barbarossa intorno all’anno 1160; si racconta che proprio il Barbarossa entrò nella chiesetta prima della battaglia per pregare e per questo motivo non la distrusse. In compenso rase al suolo tutto il resto, oltre a saccheggiarla pesantemente.

 

Insomma, con oltre mille anni di passato alle spalle, l’oratorio ha sicuramente molte cose da raccontare, compresa la rottura (un caso?) della ruspa che doveva abbatterlo per consentire l’allargamento della via Lorenteggio negli anni del boom. Oggi, per la Curia di Milano, l’oratorio è da considerare come chiesa  “ridotta ad  uso  profano“, ma non è stata sconsacrata e gli abitanti continuano a considerarla un luogo di preghiera. Tanto che, per difenderla, si è costituita l’Associazione Amici della chiesetta di San Protaso al Lorenteggio, autrice del sito web che raccoglie la sua lunga storia e anche i fondi per valorizzarla. Dal 16 febbraio 2015, l’Oratorio è stato finalmente posto sotto il vincolo della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici della Lombardia.

 

E così, con la benedizione di San Protaso, VIII Vescovo di Milano, l’oratorio resiste da circa un millennio, ultimo baluardo storico della zona, a tutti i pericoli. Inclusi quelli degli scavi per la futura linea M4 che, naturalmente, procedono senza toccarlo.

 

Per saperne di più: sanprotasolorenteggio

 

Pia Dell’Acqua

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